martedì 4 ottobre 2011

Caso Ruby, Minetti, Fede, Mora alla sbarra: induzione alla prostituzione


No alla sospensione 
del processo Berlusconi
Il gup Domanico conferma le accuse di induzione e favoreggiamento della prostituzione per il reclutamento di ragazze per le notti di Arcore. Al dibattimento "gemello" i giudici respingono la sospensione chiesta dalla difesa in attesa della pronuncia delle Corte costituzionale


Emilio Fede
Emilio FedeNicole Minetti e Lele Mora sono stati rinviati a giudizio per il caso Ruby. Tutti e tre sono accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione. Lo ha deciso il gup di MilanoMaria Grazia Domanico, al termine dell’udienza preliminare.

Il processo comincerà il 21 settembre e si terrà nel capoluogo lombardo, perché il gup ha anche respinto l’eccezione presentata dalle difese, che avevano chiesto il trasferimento del procedimento a Messina, dove è avvenuto il primo contatto tra Ruby e Fede. Ma il presunto reato, obietta il Gup Domanico, è avvenuto a Milano. I tre sono accusati di aver reclutato ragazze per i festini a luci rosse organizzati dal presidente del consiglio nelle sue residenze.

Nicole Minetti

La consigliera regionale Minetti si è presentata in aula con jeans scuri e giacca nera, e durante una pausa ha confidato ai cronisti: “Non ho dormito per l’agitazione, sono molto stanca, a pezzi”. Poi però si anche dichiarata “tranquilla e fiduciosa”, e ha spiegato la ragione della sua presenza in aula: “Era mio dovere esserci,volevo che il giudice mi vedesse”, ha dichiarato. Ma davanti al gup sono arrivate anche Imane Fadil, Chiara Danese e Ambra Battilana, tre delle tante ragazze che avrebbero partecipato ai festini nelle ville del premier. La Fadil, 27 anni, modella marocchina, ha dichiarato ai cronisti che starebbe valutando l’opportunità di costituirsi come parte civile nel caso in cui i tre fossero rinviati a giudizio. «Sono qua perché mi ritengo parte offesa e per guardare in faccia chi mi ha dato della bugiarda», ha spiegato la ragazza, che nel mese di agosto si presentò spontaneamente in procura raccontando molti particolari sulle feste di villa San Martino.

Gli avvocati del direttore del Tg4, Gaetano Pecorella e Nadia Alecci, hanno chiesto che vengano trascritte tutte le telefonate, anche quelle che non sono mai state trascritte come alcune intercettazioni che riguardano Silvio Berlusconi e l’europarlamentare Licia Ronzulli, per una questione di completezza del quadro processuale. Il pm Antonio Sangermano e l’aggiunto Pietro Forno si sono opposti spiegando che quelle intercettazioni non sono mai state trascritte e utilizzate in quanto “vanno garantite le prerogative dei parlamentari”. In tarda mattinata il gup ha respinto la richiesta degli avvocati di Emilio Fede.

Lele Mora
Gli avvocati del direttore del Tg4, Gaetano Pecorella e Nadia Alecci, hanno chiesto che vengano trascritte tutte le telefonate, anche quelle che non sono mai state trascritte come alcune intercettazioni che riguardano Silvio Berlusconi e l’europarlamentare Licia Ronzulli, per una questione di completezza del quadro processuale. Il pm Antonio Sangermano e l’aggiunto Pietro Forno si sono opposti spiegando che quelle intercettazioni non sono mai state trascritte e utilizzate in quanto “vanno garantite le prerogative dei parlamentari”. In tarda mattinata il gup ha respinto la richiesta degli avvocati di Emilio Fede.

Lele Mora non ha presenziato all’udienza: l’agente televisivo è ricoverato in ospedale dopo un malore che lo ha colto in carcere, dov’è detenuto per un’altra accusa, bancarotta fraudolenta.

Sempre sul caso Ruby, al processo già in corso contro Silvio Berlusconi, dopo cinque ore di camera di consiglio i giudici del Tribunale di Milano hanno respinto la richiesta dei legali del premier di sospendere il dibattimento fino alla pronuncia della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Le ipotesi di sospensione del processo, affermano i giudici, “sono tassativamente previsti dalla legge”, e il Tribunale “è soggetto solo alla legge e non può operare al di fuori”.

La Consulta si esprimerà sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Parlamento il prossimo 7 febbraio. Sulla stessa eccezione si era già pronunciato il Tribunale, rigettando la competenza funzionale del Tribunale dei Ministri e anche quella territoriale di Monza.

Gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo avevano annunciato che, nel caso in cui la Corte non avesse concesso la sospensione, solleveranno una questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. E ciò perché, ha spiegato Longo, non si può “lasciare all’arbitrio dei giudici una decisione di sospensione mentre un altro potere dello Stato non avrebbe alcuna tutela riguardo alla sue prerogative”.

Sulla richiesta si era espresso il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, la quale, definendola “infondata”, ha spiegato che il codice di procedura penale “non prevede l’obbligatorietà della sospensione in casi come questi” . La sospensione è infatti più che altro una forma di cortesia istituzionale .”Bisogna valutare se vi siano ragioni di opportunità, come già fu fatto nel caso Abu Omar quando i giudici ritennero in una circostanza di sospendere il processo per lasciare alla Consulta il tempo di decidere sul segreto di Stato, ma in un altro momento lo fecero proseguire, nonostante le richieste di sospensione da parte delle difese”, ha detto ancora la Boccassini, secondo la quale però la questione è “residuale” anche perché , ha spiegato, “in un’aula di tribunale non deve passare il concetto di opportunità politica, è un argomento che non può essere sfiorato”

Questa mattina, alla prima udienza del processo che l’avvocato del premier Niccolò Ghedini aveva definito “perfetto”, ironizzando sul fatto che si tratterebbe di una “tenaglia” nei suoi confronti, il presidente del Consiglio non c’era.

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