del passaggio di consegne al cardinale Scola.
E a proposito della moschea: "E' una opportunità"
Dopo nove anni,sta per lasciare la guida della diocesi di Milano. E lo fa certo di lasciarvi una una realtà vitale, ma anche con la sensazione (che è quasi una certezza) che dal tempo di Tangentopoli non sia cambiato nulla. E che quella lezione non sia servita. Seppure con grande misura, il cardinale Dionigi Tettamanzi, pur senza farvi cenno, entra con decisione nell'attualità, nella vicenda di mazzette e politica che sta sconvolgendo la realtà milanese con forti ripercussioni in ambito nazionale. E affida un'intervista a Famiglia cristiana una considerazione amara: "Gli anni della cosiddetta Tangentopoli pare che qui non abbiano insegnato nulla, visto che purtroppo la questione morale è sempre d'attualità ".
Il porporato, che sta per lasciare il testimone di arcivescovo di Milano al patriarca di Venezia Angelo Scola - giovedì sera alle 20.30 ci sarà il saluto in Duomo e il 25 settembre e l'arrivo di Scola - ama la città ambrosiana e resterà nella diocesi milanese per "una nuova esperienza", come ha detto lui stesso ad Ancona, dove è intervenuto al Congresso eucaristico. A Milano ha deciso di donare la sua biblioteca personale, oltre 9.000 tra testi di teologia, spiritualità, bioetica, opere di esegesi biblica e dei Padri della Chiesa, filosofia e storia che andranno alla Biblioteca centrale Sormani. Un gesto di affetto. Quell'affetto che traspare anche dall'intervista al settimanale dei paolini.
Milano - dice Tettamanzi - è molto
cambiata. I cambiamenti vanno letti in modo accorto e rivelano "il progressivo impoverimento economico delle famiglie, ma al tempo stesso l'aumento della pratica della solidarietà; la crescente disaffezione verso la politica e l'aumentata voglia di 'dire la propria' sulla città; il peggioramento di alcune prospettive di stabilità per il lavoro dei giovani ma, insieme, le accresciute opportunità formative e culturali". Ma c'è una cosa che non è cambiata: "Gli anni della cosiddetta Tangentopoli pare che qui non abbiano insegnato nulla". "Ogni giorno, leggendo i giornali - dice Tettamanzi, pensando evidentemente non solo a Milano - si è portati a pensare che si stia sprofondando sempre più in basso. L'immoralità è dilagante, a tutti i livelli della società, e pare che al peggio non ci sia più limite, che la catastrofe sia alle porte". Ma se "molti sono corrotti", "non mancano gli amministratori onesti".
C'è poi un'altra preoccupazione: i giovani. Che ormai - dice il porporato - sono senza prospettive per il futuro e sono entrati a far parte, con immigrati e anziani, degli strati deboli della società. "Chi governa - avverte Tettamanzi - dovrebbe avere il coraggio e la determinazione di impostare le manovre economiche assicurando una vera speranza ai giovani, all'infanzia, alla scuola. Se vogliamo che il futuro del Paese sia migliore, è qui che occorre indirizzare le energie".
Quanto alle polemiche sulla necessità di realizzare una moschea a Milano, infine, il cardinale Tettamanzi dice che "la nostra società fa ancora fatica a confrontarsi veramente con l'immigrazione, che se per alcuni può essere un problema, per tutti dovrebbe essere invece un'opportunità. E' all'immigrazione che Milano deve non poco della sua fortuna: questa città è frutto di ripetuti e successivi processi di integrazione. E' una memoria da recuperare. Sicuramente occorre intervenire per regolare doverosamente il fenomeno migratorio, garantendo la legalità, attivandosi di concerto con le altre nazioni".
La Repubblica