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giovedì 8 settembre 2011

11/9, dieci anni dopo


11 settembre, Obama: "Oggi America più forte"

Il Papa: "Mai violenza in nome di Dio"Rischio attacchi, scomparsi i sospettati

11 settembre, Obama: "Oggi America più forte"Il presidente nel discorso del sabato: "Al Qaeda verso la sconfitta". Lettera di Ratzinger all'arcivescovo di New York 


La tragedia minuto per minuto



Ground Zero, ricostruzione flash: 8 anni in un minuto






Lyle Owerko, l' uomo che fotografò l' orrore di Ground Zero


La rabbia e l'orgoglio


Dove ti trovavi in quel momento?



Il video inedito dell'impatto in Pennsylvania











11/9, dieci anni dopo: la tragedia minuto per minuto


Ore 08:19
Volo 11: la hostess Betty Ong allerta via radio il personale di terra: “Credo che stiamo per essere dirottati”. In base alle informazioni di Betty, l’American Airlines allerta l’FBI. I terroristi dirottano l’aereo su Manhattan, usando l’Hudson River come linea di orientamento


Ore 08:24
Volo 11: il dirottatore Mohammed Atta si avvicina cabina di comando. La sua voce viene intercettata dalla torre di controllo del traffico aereo, mentre dice all’equipaggio: “Abbiamo alcuni aerei. State tranquilli e tutto andrà ok”


Ore 08:46
Manhattan: in mano ai dirottatori, il Volo 11 va a schiantarsi fra il 93mo e il 99mo piano della Torre Nord del World Trade Center. Muoiono tutte le persone a bordo, insieme a centinaia che si trovavano nel grattacielo


Ore 08:59
Mentre il volo 175 si avvicina al World Trade Center, membri dell’equipaggio e passeggeri a bordo tentano di contattare via telefono le persone più care per un ultimo saluto. L'audio della telefonata fatta dal passeggero Brian Sweeney alla moglie, lasciando un messaggio in segreteria


Ore 09:03
Manhattan: il volo 175 si schianta contro la Torre Sud del World Trade Center, fra il 77mo e l’85mo piano, uccidendo tutte le persone a bordo e centinaia nel palazzo. Negli ultimi istanti di volo l’aereo perde quota alla velocità di 1.5 km al minuto


Ore 09:05
Florida: si allerta, per la seconda volta, il Presidente George W. Bush, ancora impegnato nell’incontro con i bambini della scuola elementare


Ore 09:37
Contea di Arlington, Virginia - Colpito il Pentagono: il Volo 77 si abbatte sul lato Ovest causando il crollo di un'ala dell'edificio, che s'incendia. Muoiono le 59 persone a bordo e 125 tra personale militare e civile che si trovava all’interno dell’edificio. In 106 vengono feriti gravemente.


Ore 09:42
La Federal Aviation Authority ordina il blocco totale del traffico aereo sopra tutto il territorio degli Stati Uniti


Ore 09:57
Volo 93: i passeggeri tentano di contattare via telefono le persone più care. Alice Hoagland chiama il figlio Mark Bingham e gli dice che l'aereo è stato dirottato


Ore 09:59
Manhattan: collassa  la Torre Sud del World Trade Center. L’edifico crolla in 10’’ dopo aver bruciato per 56 minuti. Muoiono circa 600 persone tra lavoratori del WTC e soccorritori


Ore 10:15
Contea di Arlington, Virginia: collassa il lato ovest del Pentagono


Ore 10:28
World Trade Center: collassa la Torre Nord, dopo aver bruciato per 102 minuti. Muoiono circa 1.400 persone, dentro e fuori l’edificio


Ore 17:20
World Trade Center: dopo ore di incendio, collassa l’edificio 7 del World Trade Center: le condutture dell’acqua di Lower Manhattan sono state danneggiate e i vigili del fuoco non sono riusciti a spegnere le fiamme che divampano nel palazzo


Ore 20:30
Il presidente George W. Bush parla alla nazione: “L’America, con i suoi amici e alleati, si unisce a tutti coloro che vogliono pace e sicurezza nel mondo. Restiamo uniti per vincere la guerra contro il terrorismo”


 La tragedia minuto per minuto

Ground Zero, ricostruzione flash: 8 anni in un minuto

Lyle Owerko, l' uomo che fotografò l' orrore di Ground Zero

Il video inedito dell'impatto in Pennsylvania

mercoledì 7 settembre 2011

11/9, dieci anni dopo: Lyle, l' uomo che fotografò l' orrore di Ground Zero

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Quando il secondo aereo puntò sulla Torre Sud del World Trade Center, Lyle Owerko si ritrovò catapultato nella sua Africa. «Se vuoi riprendere il leone che si avventa sulla preda non devi mai cominciare a scattare quando s' invola. Devi aspettare. Puntare sul suo obiettivo proprio mentre comincia a saltare. E quando atterra...». Quando il leone impazzito di Al Qaeda abbrancò la preda inerme - quando il volo American Airlines 175 si scagliò contro la seconda Torre Gemella - Lyle Owerko si ritrovò con la fotografia del secolo impressa nella sua Fujifilm 645 Zi. E una ferita grande come quel buco nel grattacielo: ma dentro al suo stomaco. «Per anni continuavano a fermarmi nei mille party di New York: sei tu il fotografo della copertina di ' Time' ? Grande!! Però dentro di te lo sai che è come avere scattato l' orrore di Hiroshima. E tu che cosa diresti al fotografo di Hiroshima: bel lavoro?». Owerko, quarantenne canadese, studio a New York, è testimone per caso. Anche lui ha cercato - dopo l' 11 settembre - che tutto tornasse come prima. «Prima» era un fotografo di musica e un reporter innamorato dell' Africa. «Dopo» aver scattato la foto più famosa ha provato a restare lo stesso. I suoi ultimi libri sono un reportage sulla tribù kenyota dei Samburu e il «BoomBoox Project»: una storia dei radioloni che hanno fatto il rap scritta con Spike Lee.

 Foto scattata circa 30 secondi dopo l'impatto del secondo aereo contro la torre sud  del World Trade Center. Dopo la pioggia iniziale dei pezzi dei due aerei e di detriti della Torri, l' aria era ingombra di documenti sospesi nel cielo come coriandoli  
Non proprio un portafoglio di guerra. Anzi. Quasi un' espiazione. L' unica celebrazione l' ha ripercorsa in un libro che non ha messo neppure in vendita e che per il primo anniversario inviò ai leader del mondo: «E gli uccelli smisero di cantare». Bastano dieci anni per rifare i conti col passato che non passerà mai? «Avevo trascorso gli ultimi due mesi in Africa. Il mio amore: Tanzania. Amore doppio: avevo messo su casa lì con una giornalista norvegese. Che romantica l' idea di questi due reporter in luna di miele in Africa. Ma io avevo bisogno di soldi. Dico: torno a New York. Lei: non farlo, non puoi, non adesso. Invece torno: due giorni prima dell' 11 settembre. La notte prima pioveva che Dio la mandava. Ero uscito con un amico. Sul metrò la gente leggeva il Post con quel titolone: i missili che ci difenderanno. E noi: missili? Per difenderci da che? Stravolto dal jet leg mi sveglio alle 4 del mattino. Sono al computer in shorts che lavoro da ore. Ed è allora che sento il suono più orribile che avessi mai potuto provare». «Immaginate un jet che si schianta a 550 miglia all' ora a quell' altezza: l' orecchio umano non è abituato a nulla di simile. Penso: mio Dio - s' è schiantato qui a Tribeca. Mi infilo jeans e tshirt. Sulla porta acchiappo la borsa con la macchina fotografica che non avevo neppure tirato fuori tornato dall' Africa. Denis, il portiere, mi fa: ho visto un jet sul World Trade Center. Il World Trade Center? Cominciò a correre a perdifiato su Broadway. Lo dico sempre agli studenti di giornalismo: ci vuole un fisico bestiale». «All' incrocio con Chambers giro a destra. Ancora a destra su Church. Mi fermo. E per la prima volta le vedo. Fumo. Un incidente? Mi dico: devo arrivare lì sotto. Mi vedo già la ' mia' foto: la Torre in fiamme e l' altra. Tutti corrono verso il punto dell' esplosione. Io invece voglio prenderle di fronte. Davanti al sole. È una vita che abito in questo quartiere. Quelle Due Torri sono i mie Due Alberi. Con il sole e con la nebbia. Con la pioggia e con la neve. E adesso voglio riprendermi le mie Due Torri nel cielo blu che si è aperto dopo una notte di pioggia d' inferno. Ma non è ancora il momento. Che succede? È solo nello zoom che scopro cosa sto fotografando.

Uomini. Uomini che vengono giù. Continuo a scattare: quanti sono? Non riesco a contarli. Una dozzina. Venti. Molti di più». «La gente piange, urla. Ed è allora sento il secondo aereo. Ancora quel suono orribile. Giro la macchina meccanicamente. In agguato come in Africa. Ecco: quattro sequenze. La Torre intatta. L' esplosione. Il grattacielo che si sbriciola in mille pezzi. Il fuoco. Comincia a piovere di tutto. Un poliziotto mi grida: "Ce l' hai? L' hai preso?". Un altro urla: "Confiscategli la macchina!". C' è un signore tutto compito con la camicia oxford rosa. "Lo sai cos' è questa? Jihad". Un altro poliziotto urla: "C' è un terzo aereo in arrivo!". E il capo: "Adesso fuori di qua! Al diavolo!". Comincio a correre. Mi volto dietro all' incrocio tra Vesey e Church. Dove c' è la chiesa di Saint Paul. Punto per l' ultima volta l' obiettivo. Compongo a mente l' immagine. I grattacieli. Le fiamme. Inquadro il timpano di quella chiesa tra le fiamme e il cielo blu. Eccola la foto: la mia foto. Un tizio in giacca e cravatta che barcolla imbambolato: lo prendo sotto il braccio e lo porto lontano da lì. Via». «Corro al laboratorio: cosa ci sarà nella mia Fuji? Che caos: tutti colleghi in fila. Intanto sta venendo giù la seconda Torre. Vento e macerie. Il cielo si oscura: per strada ora è notte a mezzogiorno. Quel grande cielo blu dietro alle mie Torri: mai più. Sono in un film dell' orrore. Torno per strada: al lavoro. Martedì. Mercoledì. Giovedì. Venerdì. Tre notti e quattro giorni a scattare come pazzi. È venerdì mattina quando mi spingo finalmente fuori. All' uscita da Soho risuona il cellulare: c' era il black-out in tutta la zona. Papà e mamma: da Londra. Non sapevano se fossi ancora vivo. Corro a Union Square per vedere un collega. C' è quella grande edicola: Universal News. Davanti, una pila di Time. Guardo la copertina: sono proprio io? Quello scatto non l' avevo neppure rivisto. Apro. Leggo la firma: Lyle Owerko. Rimetto giù il giornale. Ho un grido dentro: e adesso?». -

 ANGELO AQUARO,  NEW YORK


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