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domenica 21 settembre 2014

Spilimbergo, annuncia il suicidio in facebook, salvata dai carabinieri

Amico legge il post e lancia l'allarme
I militari  la convincono a desistere



Stava scorrendo messaggi e notizie sul noto social network che tiene in collegamento amici in tutto il mondo, un uomo residente fuori regione. Era incappato in un post ambiguo di un’amica, una donna di mezza età residente nello Spilimberghese. Contrariamente ai consueti commenti di fatti o foto, la donna aveva postato una frase nemmeno troppo ambigua. Un pensiero dal quale trapelava la sua volontà di togliersi la vita.L’amico si è allarmato e ha immediatamente chiamato la centrale operativa dei carabinieri della Compagnia di Spilimbergo. Ha segnalato il post e il nome dell’amica ... continua la lettura Messaggero Veneto 21 settembre 2014

martedì 16 settembre 2014

Spilimbergo, il musetto inventato da Agostino Lovison


Salumi d'Italia, Lovison

Musetto, un protagonista


A Lovison dobbiamo l’invenzione del musetto, una specie di cotechino che vanta 110 anni di storia. L’idea di unire in un budello guance, lingua, stinco, cotenna e spezie e di cuocere l'insaccato in pentola fu di Agostino Lovison, fondatore del salumificio. Anche se nel corso di oltre un secolo l’azienda si è ingrandita e ha allargato la produzione al mercato estero, qualità e passione non sono scesi a compromesso.

IL TERRITORIO
Nel salumificio di Spilimbergo, paese della provincia di Pordenone sulla destra del Tagliamento, lo stesso fiume che ha respirato i profumi del prosciutto San Daniele e che porta l'aria della montagna al mare creando un contesto e un microclima ideale per la stagionatura delle carni trasformate, si continua a prestare grande attenzione alla materia prima (suini allevati e macellati in Friuli, alimentati con mangimi ogm free) e alla lavorazione dei salumi, con sezionamento a caldo, insaccatura e legatura a mano.

I PRODOTTI
Ma se il musetto, tuttora il fiore all'occhiello Lovison, conquista con il suo profumo classico di carne suina cotta e spezie leggere, il gusto pieno e rotondo, il grasso fresco e preciso, la struttura avvolgente e piacevole, non vanno dimenticati gli altri prodotti dell'azienda di Spilimbergo. La soppressa, salume tipico del Veneto (con la soprèssa vicentina che si fregia della Dop) ma diffuso anche in Friuli Venezia Giulia, è proposta da Lovison in tre versioni. Quella classica, di 3-4
mesi, si fa apprezzare per le note dolci floreali ed erbacee al naso, la carne di ottima qualità, anche se un po' fresca, il grasso preciso e solubile, leggermente “vinoso”, e una struttura molto solubile. Nella versione stagionata 18 mesi il naso si arricchisce di sentori di cantina, stalla pulita e castagna, il gusto è più pieno e sapido e la struttura è asciutta ma solubile, con appena una sensazione astringente nel finale. La migliore delle tre ci è sembrata la soppressa tagliata a punta di coltello, che valorizza l'ottima materia prima, esprime equilibrio, un'aromaticità fresca e precisa e, nonostante i pezzi di grasso e magro di grandi dimensione, una struttura morbida e succosa. Tre anche i salami proposti da Lovison. Partiamo dal friulano, il classico salame da panino, sapido, “vinoso” e ben speziato di pepe, per passare a uno step successivo con il salame budello, insaccato nel budello naturale, caratterizzato da un bel bouquet dolce, una struttura succosa e una bocca ricca di piacevoli sentori animali e salmastri accompagnati da echi di pepe, cantina e sottobosco (e una leggerissima sensazione allappante in chiusura).

Gambero Rosso 15 settembre 2014

sabato 13 settembre 2014

Nostalgie di Rototom. Festival musicali, perché non avremo mai una Woodstock in Italia

(...Non resta quindi da pensare che il vero ostacolo all’organizzazione in Italia di un grande festival musicale di caratura internazionale sia attribuibile perlopiù a un fattore culturale. E non si parla solo di cultura musicale, ma di qualcosa di più ampio che coinvolge le istituzioni, soprattutto quelle locali. Emblematico in questo senso è quanto accaduto al Rototom. Il più importante evento reggae d’Europa si teneva all’inizio ad Osoppo (Udine);  poi nel 2009 gli organizzatori si videro recapitare un avviso di garanzia per istigazione all’uso di stupefacenti, perché tra i partecipanti c’era chi faceva uso di marijuana. Dopo giorni di dubbi e paure, il cofondatore Claudio Giust e la sua squadra friulana decisero di fare le valigie e volare in Spagna, a Benicàssim, dove furono accolti con tutti gli onori del caso. Oggi il Rototom, che ha pure ricevuto un patrocinio Unesco, conta ogni anno 250 mila partecipanti, più del doppio di quelli che affollavano il parco del Rivellino, l’ex location del festival. Che, nel frattempo, ha continuato in questi anni a ricevere finanziamenti per 600 mila euro dalla regione Friuli. Il risultato è una grande area verde perfettamente funzionante, usata prima per il pascolo delle vacche e ora neanche più per quello...)

Con l’estate al capolinea, arriva il tempo dei bilanci per gli organizzatori dei festival musicali. La solita domanda da un milione di euro è: perché inItalia non si riescono a organizzare eventi come quelli che ogni anno attirano in mezza Europa centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo? La domanda, in realtà, vale molto di più: in Spagna il Rototom Sunsplash, il più importante festival reggae del Continente, produce un impatto sul territorio di 18 milioni di euro mentre il Sonar, il riferimento per gli appassionati di musica elettronica, vale quattro volte tanto, ben 40 milioni, senza contare l’indotto.
In Italia, dopo lo stop per due anni consecutivi dell’Heineken Jammin Festival, solo Rock in
2013 Rototom Sunslash: reggae en la playa
 Benicàssim (Spain)
Idro
 e l’Arezzo Wave possono vantare grandi numeri, che però impallidiscono se paragonati ai “concorrenti” internazionali: quest’anno all’Arezzo Wave c’erano 20 mila persone, contro le 100 mila che hanno affollato il Sonar; al Rock in Idro erano in 40 mila, poca cosa rispetto agli scatenati 120 mila di Benicàssim e ai 400 mila dello Sziget.  Che l’Italia riesca a offrire tanti ottimi festival di piccole e medie dimensioni ma che non sia mai stato un paese per grandissimi eventi musicali è un dato di fatto. Al contrario di quello che si potrebbe credere, però, gli ostacoli di cui secondo i promoter come Alex Fabbro di Rock in Idro bisogna tener conto per realizzare un evento in grado di richiamare centinaia di migliaia di persone sono superabili anche in Italia. Tutti tranne uno. Andiamo per esclusione...(continua la lettura dell'articolo di Antonio Leggieri | 10 settembre 2014 Il Fatto Quotidiano)

Era il 13 novembre 1991 quando a Gaio di Spilimbergo, isolato centro pedemontano della provincia di Pordenone, nasceva l’associazione culturale Rototom che, con l’inaugurazione della discoteca Rototom, faceva partire il suo primo progetto di musica e cultura alternativa. Rototom propose una giusta via di mezzo: un locale che non fosse solo un luogo di esibizione per i tanti gruppi della scena indie internazionale che transitavano per l’Europa, ma che fosse luogo di produzione e di sperimentazione per tutti quegli altri gruppi, oggi anche molto famosi, ma che al tempo muovevano i loro primi passi. In breve tempo il locale Rototom divenne uno dei templi della musica dal vivo più importanti d’Italia - See more 

Riprendiamo le pubblicazioni, dopo due lunghi anni

Riprendiamo le pubblicazioni da oggi, 13 settembre. Siamo a cantiere aperto, revisione della grafica, dei contenuti già che in questo periodo di crisi tenteremo di sostenere in Made in Friuli, soprattutto nell'ottica dell'industria del turismo. Incomning sarà la nostra parola d'ordine. Saremo presenti anche in facebook ed in twitter, tanto per essere social come si conviene ad un foglio di opinione.

mercoledì 10 agosto 2011

Spilimbergo, "Rievocazione storica della Macia": Crudel joibe grasse

RIEVOCAZIONE STORICA DELLA MACIA
dal 13 al 16 agosto - Borgo Vecchio



Corteo in costume con centinaia di figuranti della città e delle comunità ospiti tra nobili, popolani, soldati e arcieri provenienti da tutto il Friuli e da fuori Regione che sfilano mentre vanno a rendere omaggio al conte di Spilimbergo. Nel corso della cerimonia avverrà il suggello della Macia, l’antica unità di misura della terra di Spilimbergo, che ha dato il nome alla manifestazione.




Crudele giovedì grasso     
 Crudel zobia grassa

 Quest’anno si rievoca la crudele rivolta del Giovedì Grasso del 1511. A meno di cento anni dall'occupazione veneta della Patria del Friuli il malcontento dilagava fra la popolazione, causato dai pesanti privilegi esercitati da clero e nobiltà.


Antonio Savorgnan a Udine nel 1511 (Braidemate)


Antefatti


Il malcontento in Friuli tra XV e XVI secolo

A meno di cento anni dall'occupazione veneta della Patria del Friuli il malcontento dilagava fra la popolazione, causato dai pesanti privilegi esercitati da clero e nobiltà; a peggiorare la situazione le famiglie nobili erano poi in costante guerra fra loro, il che causava un aumento delle tasse, devastazione del territorio e l'obbligo di prestare servizio militare per il proprio signore.
Il governo veneziano non aveva mai considerato il Friuli allo stesso rango degli altridomini di terra ma aveva interesse a mantenervi il suo predominio per tenere quanto più distanti da Venezia le armate turche e imperiali. Questo atteggiamento si rifletteva anche nelle scelte politiche della dominante, caratterizzate dalla mancanza di provvedimenti atti a migliorare la condizione della popolazione (principalmente rurale) sul piano sociale ed economico. Ciò acuì l'isolamento della regione (anche dal punto di vista culturale e linguistico) impedendo lo sviluppo di ogni forma evoluta di governo popolare (che le comunità rurali chiedevano sempre più frequentemente) e quindi portando all'esasperazione i rapporti feudali di tipo suddito (contadino) – signore (nobile) a cui i contadini friulani erano sottoposti da secoli. Rapporti quanto mai precari anche per il fatto che la nobiltà, privata del suo antico potere dal governo di Venezia, cercava di mantenere il suo status sociale sfruttando i pochi diritti rimasti e i servigi dovuti dai contadini.




Le prime sommosse popolari

I primi tumulti cominciarono a verificarsi già nel 1509 quando a Sterpo una folla di contadini armati prese possesso del castello, cacciò gli abitanti e lo diede alla fiamme. Era l'ultimo atto di uno scontro che si trascinava da tempo tra gli abitanti di Virco, Flambro e Sivigliano contro i nobili Colloredo, proprietari del castello, accusati di usurpare i pascoli e i boschi della comunità per il proprio tornaconto. Era stato l'evento che aveva destato maggiormente l'opinione pubblica poiché da diversi anni tutta la regione era scossa da liti e scaramucce mosse dai contadini verso i nobili, i loro famigli, bravi, armigeri o rappresentanti (scontri si verificarono a Spilimbergo, Maniago, Valvasone, Portogruaro,Colloredo, Tarcento). Nel 1510 un gruppo di nobili friulani di ritorno da Venezia dove erano stati a chiedere maggiori provvedimenti per arginare la situazione, venne intercettato e messo in fuga da un gruppo di contadini armati all'altezza di Zompicchia (agguato di Malazumpicchia).


Gli schieramenti alla vigilia del giovedì grasso 1511

I Savorgnan, famiglia della nobiltà udinese dichiaratamente filoveneziana, cavalcarono il malcontento inasprendo il conflitto sociale, allo scopo di approfittare della situazione per trarne vantaggi personali. La loro politica era basata su un sistema clientelare che li legava direttamente alla popolazione. Nelle loro giurisdizioni concedevano diritti ai contadini o confermavano come tali antiche usanze di sfruttamento dei terreni. In caso di cattivo raccolto aprivano i loro magazzini alla popolazione affamata, concedevano prestiti, ascoltavano il parere dei rappresentanti delle vicinie. Questo sistema di protezione era mirato a creare un vero e proprio clan, i cui appartenenti presero il nome di "zamberlani", che si riconoscevano nella figura carismatica di Antonio Savorgnan, talmente vicino ai dominatori veneti da essere nominato comandante generale delle cernide, le milizie armate contadine (che venivano richiamate in caso di guerra). A questa fazione si opponeva il partito degli "strumieri" cui aderì gran parte dell'antica nobiltà friulana che mal sopportava i tentativi della Serenissima di contenere i loro poteri; alla loro testa erano i membri della famiglia della Torre, nemici giurati dei Savorgnan già dal 1339. Gli strumieri ottennero l'appoggio dell'Impero Austriaco in chiave antiveneziana.

 Esplosione della rivolta 
del Giovedì Grasso


Il giorno di giovedì grasso (27 febbraio 1511) Antonio Savorgnan inscenò un attacco imperiale a Udine (in realtà di trattava di soldati cividalesi comandati da Alvise da Porto, suo nipote), chiamando a raccolta la popolazione per la difesa della città. Nel mezzo del caos creato dal mancato attacco, i bravi dei Savorgnan aizzarono la popolazione in armi al saccheggio delle dimore cittadine dei della Torre cui seguirono, sull'onda della brama di bottino, quelle di tutta la nobiltà udinese (fatta eccezione per il palazzo dei Savorgnan, vero quartier generale della rivolta).
Molti membri delle famiglie della Torre, Colloredo, della Frattina, Soldonieri, Gorgo, Bertolini e altre furono trucidati, i loro cadaveri furono spogliati e abbandonati per le vie del centro, se non lasciati come pasto ai cani o trascinati nel fango e poi gettati in prossimità dei cimiteri. I rivoltosi indossarono poi gli abiti dei nobili inscenando una macabra mascherata e imitando i modi degli originari possessori incarnando di fatto lo spirito di “inversione delle parti” tipico del carnevale. I nobili che riuscirono a fuggire si ritirarono nei loro castelli o, al di là delTagliamento, nel Friuli Occidentale.
A questo punto si era concluso il piano di Antonio Savorgnan che, rimasto ufficialmente estraneo alle sommosse, aveva di fatto eliminato fisicamente gran parte dei nobili suoi avversari politici. Nel tentativo di evitare eventuali tradimenti fece assassinare due suoi uomini d'arme a conoscenza delle sue implicazioni e ne fece gettare i cadaveri, assieme a quello di una terza testimone, nel pozzo di San Giovanni.


Evoluzione dello scontro

Solo dopo alcuni giorni arrivò in città un contingente armato proveniente da Gradisca che riuscì a riportare l'ordine pubblico, ma non a interrompere la baldoria carnevalesca incentrata sullo scherno nei confronti dei nobili assassinati. Nel frattempo la scia di violenze si diffuse a macchia d’olio ai territori limitrofi di Udine e pian piano a tutta la regione. Gli abitanti dei villaggi, per lo più contadini, armati come per andare in battaglia assediarono i castelli abitati dalla nobiltà: furono presi con la forza quelli di Spilimbergo, Valvasone, Cusano, Salvarolo e Zoppola. Dell'assedio di quest'ultimo ci rimane testimonianza scritta: presero il castello 'brusandolo e deturpandolo dalla zima al fondo [...] in mezzo alla corte trasseno nuda madonna Beatrice de Freschi de Cucagna, con madonna Susanna decrepita sua madre [...] ed Madonna Lunarda Tana, vedova Alvise di Consorti [...] usando contro de lei mille rusticità et scherni' . Vennero distrutti i castelli di Zucco, Cergneu, Tarcento,Colloredo, Caporiacco, Pers, Mels, Brazzacco, Moruzzo, Fagagna, Villalta e Arcano. Saccheggi nei confronti delle dimore nobiliari si verificarono anche a Tolmezzo, Venzone, e Tricesimo. Gli stessi domini dei Savorgnan, Buia e Pinzano, si rivoltarono contro i loro signori, principali fautori della rivolta, e vennero sedati a fatica.
Le truppe degli 'strumieri' si riorganizzarono presso il castello di Giulio di Porcia, ottenendo il supporto degli uomini del provveditore veneziano di Pordenone, di alcuni sacilesi e di circa 800 abitanti della zona di Concordia Sagittaria. Lo scontro decisivo avvenne presso il fiume Cellina, dove la cavalleria (circa 70 cavalieri) e il miglior addestramento degli 'strumieri' ebbero la meglio, causando la rotta dei nemici.Quale monito, Giulio fece impiccare uno dei capi della rivolta presso il castello di Zoppola, obbligando i prigionieri ad assistere alla scena. Un documento dell'epoca che ne fornisce un resoconto 'donde habiandoli posti in fuga como castroni spaventati dal lupo [...] sarebbero stati tutti sterminati, se non fosse intervenuto il provveditore pordenonese, lamentando che alla Signoria non sarebbe piaciuto si facessero ragione da sè' .
Il 26 marzo dello stesso anno, un violento terremoto devastò Udine e l'intera regione causando diverse migliaia di vittime. In seguito gli stessi territori furono flagellati dalla peste: questi eventi tragici vennero interpretati dai contemporanei come il segno tangibile del giudizio divino.


UDINE - Piazza Venerio e la chiesa di San Francesco. Il marmo lucido indica la planimetria del palazzo di Antonio Savorgnan, demolito nel 1549
Il governo di Venezia istituì un tribunale speciale che condannò a morte i maggiori esponenti della rivolta, senza però colpire il vero artefice, Antonio Savorgnan il quale, visto l'esito complessivamente negativo, decise paradossalmente di riparare tra le file degli imperiali che tanto aveva osteggiato, a Villaco, in territorio austriaco. La vendetta però non tardò ad arrivare poiché una congiura di strumieri organizzò il suo assassinio che avvenne il 27 marzo 1512 all'uscita del duomo di Villaco per mano dei nobili di Spilimbergo e di Colloredo. Il governo di Venezia confiscò i suoi beni nel1549 e distrusse il palazzo Savorgnan di Udine lasciando i ruderi come monito in quella che venne poi chiamata place de ruvine (ovvero "piazza della rovina" in lingua friulana, attuale piazza Venerio).
La morte del Savorgnan non pose però termine all'insieme di vendette e di ritorsioni innescate dai fatti del giovedì grasso che avevano oramai perduto la dimensione collettiva della rivolta e acquistato il carattere della faida e del regolamento di conti personale. L'ultimo duello legato a queste vicende si verificò nel 1567 tra un nobile d'Arcano e un nobile Savorgnan.
La grande massa dei contadini che aveva partecipato ai moti riprese il lavoro dei campi nelle stesse condizioni di prima, ma il governo della Serenissima decise di prevenire possibili nuove rivolte venendo parzialmente incontro alle richieste degli zamberlani e cioè istituendo l'organismo della Contadinanza, composto da rappresentanti dei contadini che potevano porre il veto alle proposte del Parlamento.

Wikipedia



IL PROGRAMMA
64^ edizione 
AGOSTO A SPILIMERGO 
6-16 AGOSTO 2011 
Per tutto il periodo in piazza Garibaldi chiosco enogastronomico 


SABATO 6 AGOSTO 
Scuola Mosaicisti del Friuli 
Ore 10.00: Inaugurazione della Mostra di mosaico  “Biciclette, paesaggi e volti nella storia del 
Giro d’Italia”. Sarà presente Enzo Cainero, Presidente Comitato tappa del Giro d’Italia. 
Cinema Teatro Miotto 
Ore 10.30: VIII Convention annuale  “Eccellenze Friulane nel mondo”. Conduce il giornalista 
Bruno Pizzul. 
piazza Garibaldi 
Ore 17.00: partenza 4^ Cicloturistica Città del Mosaico e inaugurazione del percorso Ator par 
Spilimberc 2. Un percorso di circa 20 km che toccherà le frazioni di Spilimbergo; sosta ristoro, 
pastasciutta e premi finali.  
Corso Roma 
Tutto il giorno: Mercatino di Campagna Amica.
Piazza Duomo 
Ore 20.00: concerto del FVG Gospel Choir. A cura del Circolo Culturale Spilimbergomusica. 
DOMENICA 7 AGOSTO 
Piazza Borgolucido 
4° Raduno Vespe “Città del Mosaico” 
Dalle ore 9.00 alle ore 10.00 Raggruppamento e iscrizioni 
Ore 10.30 Partenza del giro vespistico di circa 60 km 
Ore 13.30 Pranzo e premiazioni in piazza Garibaldi.
A cura del Vespa Club Spilimbergo. Per info: Giancarlo 328.7745554 oppure 
vespaclubspilimbergo@yahoo.it
Incontro annuale dei Friulani nel mondo  
Ore 10.00: in piazza Garibaldi apertura ufficiale della manifestazione. 
Ore 11.00: S. Messa Solenne in Duomo officiale dall’Arcivescovo Mons. Pietro Brollo. 
Ore 12.15: Interventi delle autorità in piazza Duomo 
Ore 13.00: Pranzo sociale nel piazzale della Casa dello Studente 
Piazza Duomo 
Concerti di Chiusura corsi internazionali di perfezionamento musicale Ore 17.15: Orchestra Giovanile. Direttori Carlo Pirola e Fabrizio Fontanot. 
Ore 19.30: Orchestra a fiati Spengengerg. Direttori: allievi del Corso di direzione. 
Ore 21.15: Orchestra Sinfonica a fiati Alpe Adria. Direttore: Josè Rafael Pascual Vilaplana. 
A cura dell’Istituto Musicale G.A. Fano. 
MERCOLEDI’ 10 AGOSTO 
Palazzo Tadea 
Ore 20.45: presentazione del libro  “L’uomo del Banco. L’ebreo Marsilio” a cura dell’Assoc. 
Storico Culturale Ippolito Formentini. 
Piazza Duomo 
Ore 21.30: “Ricordando Peter”. Serata di beneficienza con la musica dei Caramel
Ore 23.00: nella notte di San Lorenzo, aspettando le stelle cadenti, “Brindisi sotto le stelle”
VENERDI’ 12 AGOSTO 
Piazza Duomo 
Ore 18.00: apertura Bivacco Storico. 
Ore 20.30:  “Un sidecar di risate”- monologhi comici di Franziskus Vendrame e Davide Dal 
Fiume. In collaborazione con l’Ass. Culturale Il Caseificio e l’Ass. Culturale Il Circolo. Entrata 
gratuita. 
Ore 21.30: partenza della fiaccolata dei Borghi e arrivo in Piazza Duomo con accensione del 
braciere.  
DAL 13 AL 16 AGOSTO 
Borgo Vecchio 
RIEVOCAZIONE STORICA DELLA MACIA - 20^ edizione 
Quest’anno si rievoca la crudele rivolta del Giovedì Grasso del 1511. 
A meno di cento anni dall'occupazione veneta della Patria del Friuli il malcontento dilagava fra la 
popolazione, causato dai pesanti privilegi esercitati da clero e nobiltà. Venezia spalleggiata da 
Antonio Savorgnan sobillò il popolo a ribellarsi ai loro Signori.  I primi tumulti cominciarono a 
verificarsi già nel 1509 quando a Sterpo una folla di contadini armati prese possesso del castello, 
cacciò gli abitanti e lo diede alla fiamme. 
A seguito di tutto ciò i Savorgnan favorirono la nascita di due fazioni:  "zamberlani, le milizie 
armate contadine vicine ai dominatori veneti, comandate da Antonio Savorgnan. A questa fazione 
si opponeva il partito degli "strumieri" cui aderì gran parte dell'antica nobiltà friulana che mal 
sopportava i tentativi della  Serenissima di contenere i loro poteri e che ottennero l'appoggio 
dell'Impero Austriaco in chiave antiveneziana.  Il giorno di giovedì grasso (27 febbraio 1511) Antonio Savorgnan inscenò un attacco imperiale a

martedì 2 agosto 2011

Spilimbergo: imprenditore oppresso dalle cartelle esattoriali su un traliccio alto 50 metri



È salito su un impianto di produzione idroelettrica a Istrago
di Spilimbergo e i titolari ora minacciano di denunciarlo



PORDENONE - Un componente il comitato "Il Grembiule" di Pordenone - 
composto da un gruppo di imprenditori che opera nel settore ricettivo e 
alberghiero -  all'alba di oggi è salito sull'impianto di produzione idroelettrica di 
Istrago di Spilimbergo (Pordenone), ad un'altezza di circa 50 metri, annunciando 
di dover restare sul traliccio fino a che le istituzioni non daranno ascolto al popolo 
delle partite Iva che a suo dire è oppresso dalle cartelle esattoriali.

Carabinieri e polizia di Pordenone stanno cercando di convincere l'uomo,
 
Ferdinando Polegato, un imprenditore di Sequals (Pordenone), a scendere 
anche per evitare la denuncia che i titolari dell'impianto, la società Edison di 
Meduno, ha già minacciato di voler formalizzare. 
Dall'alto dell'impianto il ristoratore ha
srotolato un enorme striscione di protesta.


Il sindaco: «È esasperato, l'importante
è che scenda entro domani»

PORDENONE - «Quando un uomo è esasperato può arrivare a simili reazioni. 
L'importante è che il gesto resti dimostrativo e che mantenga la promessa di 
scendere nella giornata di domani»: è il commento del sindaco di Spilimbergo, 
Renzo Francesconi, dopo aver incontrato l'imprenditore Ferdinando Polegato, 
che da stamane si è issato per protesta sulla torre di un impianto idroelettrico. 
Il primo cittadino ha riferito di aver trovato l'uomo in buone condizioni, sebbene 
provato dalla permanenza per molte ore sotto il sole, a oltre 30 gradi di temperatura. 
Il ristoratore dispone solo di poche bottigliette d'acqua e qualche tramezzino. 

Nonostante il tentativo del sindaco e delle forze dell'ordine, Polegato ha annunciato 
al telefono di voler proseguire nella sua forma di protesta fino a quando ne avrà le 
forze. 
La moglie, Teodora Foscato, ha espresso preoccupazione per le condizioni di salute, 
ma ha anche appoggiato incondizionatamente il gesto ricordando come a causa del 
fisco la loro quarantennale attività sia messa a rischio.